Caro fotografo, ti scrivo…

Caro fotografo, ti scrivo... Parafrasando il titolo del grande Lucio Dalla ho deciso che oggi ti avrei scritto. Perché mi è capitato qualcosa che mi ha fatto riflettere un sacco su ciò che dico da sempre. Ovvero che tu, fotografo, non ti puoi solo affidare alle tue foto per portare clienti pronti a comprare in studio.
Caro fotografo, ti scrivo

Parafrasando il titolo del grande Lucio Dalla ho deciso che oggi ti avrei scritto.

Perché mi è capitato qualcosa che mi ha fatto riflettere un sacco su ciò che dico da sempre. Ovvero che tu, fotografo, non ti puoi solo affidare alle tue foto per portare clienti pronti a comprare in studio.

Lo so che penserai “eh, ma se avessi voluto scrivere avrei fatto l’autore, NON il fotografo!”. E ti posso dire che…ti capisco. Ma una volta che ti ho mostrato la mia empatia e la comprensione della tua situazione cosa abbiamo risolto?

Un bel niente. Tu sei sempre nella solita marrone che non è Nutella, alle prese con persone che decisamente non hanno idea

del perché scegliere te

del tuo valore aggiunto rispetto allo scattino di turno o allo zio Pino con la bella reflex

di come attraverso i tuoi scatti hai la possibilità di dare un tocco unico alla vita dei clienti che vengono a cercarti

Non le sanno, ‘ste cose, le persone.

Ma proprio PER NIENTE.

E se loro non le sanno ti pongono obiezioni del tipo

=> “è più caro di quanto pensassimo”

=> “ci devo pensare…”

=> “bello…ma il tuo concorrente ci chiede la metà”

=> “avrò bisogno di parlarne con la mia dolce metà-la mamma-mia sorella-il cane-Babbo Natale”

=> “le tue foto ci piacciono moltissimo…ne discutiamo un attimo poi ci sentiamo lunedì per gli accordi. Se faremo fare le foto a qualcuno stai tranquillo che sarai TU il nostro fotografo!”

Ti ci rivedi dentro, vero?

Troppe volte queste risposte ti sono state affibbiate – e quel bel servizio che già ti pregustavi è finito nel gabinetto insieme agli altri mai realizzati?

Non ti sembra sia ora di dire “addio!” a questo tipo di risposte e atteggiamenti?

Apparentemente no. Perché giusto stamattina, mentre stavo aspettando che sorgesse il sole e il mio giorno cominciasse, mi sono fatta un giro su Instagram. A farmi un breve giro e a rifarmi un po’  gli occhi.

E cosa noto?

Ciò che noto sempre. Ovvero che la maggior parte dei fotografi italiani non scrivono nulla o molto poco testo come accompagnamento delle loro immagini.

Facci caso: quanto testo vedi accompagnare una foto di un tuo collega?

A me viene male al cuore ogni volta che lo vedo. Perché so quali sono le TUE obiezioni quando io parlo di scrivere:

“Eh Annette, ma tra i miei colleghi non c’è nessuno che scrive i papiri che dici di scrivere tu…”

Ti posso dire una cosa? Anzi, due?

  1. Non è vero che “nessuno” tra i tuoi colleghi scrive tanto.

Ce ne sono – solo che la maggior parte non lo fa.

E dato che per imparare a scrivere per vendere (che non è lo stesso che scrivere per altri motivi) è difficoltoso il tuo cervello ti suggerisce – giustamente per risparmiare energie e fatica – che “nessuno lo fa”.

  1. Se guardi molti fotografi esteri scrivono.

E perché lo fanno?

Perché SANNO che i loro clienti desiderano leggere cose scritte da loro.

NON frasi copiate dal web.

NON poesie prese da chi scrive perché non ne può fare a meno.

Cose scritte da loro, con tutti i difetti e i pregi che hanno.

Perché in Italia c’è il “ma sai, secondo me non funziona…” quando all’estero funziona alla grande?

Sarà che…qui non abbiamo voglia di fare, che vorremmo tutto in maniera facile?

E che guardiamo alle persone che “tutto facilmente” lo hanno avuto per davvero, pensando di poterci arrivare pure noi?

Scordatelo. Se un “Daniele Vertelli” non scrive, beh, ci può pure stare. Da quanto so Daniele fa un numero considerevole di matrimoni all’anno.

Ma se tu NON SEI Daniele Vertelli, o un altro di questi nomi blasonati, che probabilità di riuscita hai? Hai pensato al “rumore” di tutti i tuoi colleghi-concorrenti che stanno facendo ESATTAMENTE la stessa cosa che stai facendo tu?

E i clienti che dovrebbero scegliere te…secondo te non si confondono a sentire sempre le stesse cose ovunque si girino?

Probabilmente non ci avevi mai pensato, dico bene? Che cercare di gridare più forte ti fa solo diventare un altro dei tanti – esattamente come al mercato del pesce – ci avevi mai pensato?

Il bello è che puoi uscire da questo casino di urla indistinte e entrare in un limbo in cui il tuo cliente inizi ad ascoltare la TUA voce e non quelle degli altri.

Ma ci vuole un po’ di sforzo da parte tua, non arriverà da solo.

La scrittura ti potrebbe aiutare. La scrittura, e il marketing, ampliano ciò che già stai facendo portando la tua parola – e le tue foto – in giro per il mondo.

Se non scrivi però, è difficile che succeda.

Nei prossimi giorni voglio farti capire cosa fare per migliorare il tuo modo di comunicare. Così vedremo qualche esempio pratico e ti parlo di quello che potresti fare anche tu.

Quindi non andare in ferie perché stanno per arrivare cose succulenti sulla tua tavola.

Come averle? Basta rimanere sintonizzato qui, da me, e vedremo insieme come combattere i clienti che se ne vanno.

Buona riflessione – e ricordati che il marketing (e il tuo successo) non è un evento, è un processo.

Annette

Condividi sui social:

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on twitter
Share on linkedin
Share on pinterest
Share on email
Share on telegram
Share on skype